Come Lisabetta da Messina, gli tagliai il capo, lo riposi in uno splendido vaso (dai colori in pan-dan con gli occhi), seminai lacrime e nacque il basilico, per l'agognato pesto. VORREI GARM (Kristoffer Rygg) SUL COMODINO. CHE UOMO, CHE SOSTANZA.
Ho dato l'eternità libera e fluida ai miei neuroni. Portassero dei souvenir, magari, da terre che per colpa delle mie nevrosi non potrò mai visitare, come il Sud America, per via del mio terrore per gli insetti antropodimensionali. Il fegato è in vacanza, si è preso una pausa di riflessione dal pancreas, che ha ringraziato. Fiumi di birra scorrono con il mio tempo, immutabile e fedele, come quella poesia di Majakovskji che vorrei urlarti nelle orecchie. Gli arti ondeggiano, come se fossi sempre in acqua o in un liquido eterno e primordiale, fra amebe e piccoli feti. Come se fossi tornata nel ventre materno, seppur distesa, immersa nel liquido amniotico di mia madre, della Terra tutta. Nuotare è riflettersi nell'abisso azzurro per selezionare occasioni, memorie, profitti e lunghi monologhi che vorrei fare a tutte le persone che conosco e che mi hanno lasciato qualcosa. Una cosa complessa e difficile da gestire perchè prevede metafore, anafore, iperbati e sinestesie. (Mai stata troppo brava a scrivere in metrica.) Ho buttato il mio cuore fra le stelle, come la donna cannone. Anche se non è enorme. Cammina al tuo fianco, come la mia anima che non sono riuscita a tenere rinchiusa a lungo in quel vaso. I miei occhi tremano, forse più del solito ultimamente. Ho perso molte cose, persone, luoghi, tutto si erge lontano, troppo lontano eppur rimangono tutti come fari ad indicarmi varie rotte e destinazioni possibili. Andiamo avanti, con l'armatura a noleggio, la spada che non fende nulla, se non le mie parole e la mia immagine quando raramente la incontra. Non sono capace, non riesco ad uccidere, perchè penso al dolore delle mie memorie e a quelle del pianeta che si sgretola mentre dormiamo. Andiamo avanti, con l'elmo in testa, ma la visiera alzata. Spero di vederti, nel buio. ABOVE WORDS.
se il tempo mi darà sgualcite parole le farò rimanere tali, nulla turberà la compostezza del loro dolore. il cosmo non ha bisogno delle mie apprensioni, della mia esistenza, acrobata e incostante, io stessa ne provo disgusto.
siamo convinte che continueremo ad andare avanti. la neve continua a cadere, arrossendo le mie mani. ti ho seguita per chiederti chiarimenti, pur sapendo che non sei la sibilla cumana. mi hai guardata in viso, con quegli occhi quasi gialli, con quel taglio così simile al mio, quasi identico. hai sorriso. mi sono sempre lamentata della tua poca cura per i tuoi denti. lo vorrei fare nuovamente ma il senso dell'eternità è sceso su di noi, come un fulmine e ci ha lasciate immobili, in attesa. io non ti chiederò mai, tu mai mi risponderai. Madre.
ti guardo come se non sapessi altro che il tuo nome, hai anestetizzato la tua storia per non far crescere la pianta del dolore, stava arrivando al soffitto della tua anima. eppure si è formato un ramo che ha invaso la tua strada, il mio ramo folle, malato, silenzioso e costante nell'indagine del proprio dolore. ti ho contaminata. ho sulle labbra la parola "scusami" ma non riesco a dirla.
"ciao mamma, ci vediamo a pasqua. ti voglio bene" la porta del treno si chiude e le tue lacrime si confondono con la pioggia sul finestrino.
“Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che
non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a
sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi
sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità
possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva
essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti
lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere
degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità
della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E
incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della
tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che
due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati
noi.” Virginia.
Non occorre che gli altri intendano, è metafisica del sogno, irriducibile al quotidiano, che è mero simbolo dell'abbandono; si rimane mistero di se stessi, confusi, lontani e non voluti da chi si ama. Offro alla vita la diaspora del mio corpo, della mia memoria, del mio singolo tutto -sarebbe meglio chiamarlo niente o inezia- la compassione nei gesti e nell'atto di chinare il capo. La bellezza che avevo negli occhi l'ho resa implorante e assente, assorta in qualcosa che non si può più vedere.
Non posso fare altro che chiedermi, stretta al mio cinismo romantico (e trovate voi il nesso/compromesso fra le due parti, signori), se ha senso stare ad aspettare nel porto quando la tua nave è già salpata con netto anticipo.
Sì, se si è autolesionisti, malinconici e fan dei leitmotiv "chi l'ha dura la vince!". Pensare che l'equipaggio si accorga che a bordo manca una cosa preziosa e inverta la rotta prima che sia troppo tardi, per tutto e per tutti, e che quel gioiello mancante sia tu, o meglio, io, la sottoscritta. Ma so che l'attesa sarà inutile. Minosse ha già avvolto la coda su se stesso e io sono piombata giù, nel girone degli illusi. Incatenata all'ancora delle possibilità rimosse, incagliata in fondo al mare. Lontano.
E assieme agli impiccati e alla loro danse macabre, ai Saint-Saëns eterni e quelli dell'ultim'ora, immagino la serenità dei passati inverni, quella sicurezza di avere una nave in porto pronta a partire ad un mio cenno. E' così difficile evitare di farneticare sul molo vuoto e cercare di prendere un'ALTRA nave?
Incatenata, non capisco; fatico ad aprire gli occhi davanti a un pensare così ingarbugliato ed intenso e mi scopro simile al mio micione curioso che tenta ogni volta di sciogliere qualche bandolo di una qualche matassa. No, non sono io a cucire, a malapena sono in grado di sistemare asola e bottone.
Necessaria era dunque una prova fisico-scientifica per comprendere il mio ultimo amante a cui ho accarezzato lungamente le pagine. L'intricato Roberto mi ha vinta, con il suo esperimento folle ma saggio, di vivere come una pietra, rotolandosi come un masso sul ponte della Daphne. Ho provato anche io a farlo, stendendo la mia triste figura lungo i pavimenti freddi della mia casa. A parte il refrigerio, mi sono scoperta incapace di stare completamente immobile: o su un fianco, o supina o prona che fossi, qualcosa di me si muoveva. Non sono un buon masso, senza poi dimenticare di dire (prima che sia qualche altra persona a farmelo presente )che una pietra rimane ferma su una superficie perfettamente piana. Tento l'esperimento altrove, su un divano piuttosto morbido. Rotolo, lentamente fino all'orlo estremo e da bravo masso qual sono cado. Pesantemente urto il fianco sinistro, il gomito. Da lì a quel livido (solo uno ne è rimasto) ci sono 10 cm massimo.
Lo so, so benissimo che i massi non piangono, ma quel livido mi ricorda l'inafferato e l'inespresso, l'atteso infinito. L'amore di Roberto per la sua Lilia, così forte da spingerlo verso il mare, verso l'isola del giorno prima, verso il punto di partenza, l'immutabile ieri ma invivibile mi ricorda i miei mai più. E mi ritrovo, dolorante, seppur masso, questa volta immobile con la bocca spalancata a chiedermi se l'amore sia o no un sentimento effettivamente umano, o per tutto il macrocosmo, mi ritrovo a pensare come pietra che piange.
Petra, mia bella dal cuor di pietra, dopo Dante fai disperar anche me.
"Così passarono cinque giorni e, all'improvviso, nell'appartamento comparve Tomas. Karenin si precipitò a leccargli il viso, risparmiando loro per un lungo istante la necessità di dirsi qualcosa. Erano faccia a faccia in mezzo a una landa coperta di neve e tremavano di freddo. Poi si avvicinarono come amanti che non si siano ancora mai baciati. Lui le chiese: "Va tutto bene?" "Sì." rispose lei. "Sei stata al giornale?" "Ho telefonato" "E allora?" "Niente. Aspettavo." "Cosa?"
Lei tacque. Non gli poteva dire che aspettava lui."
Milan Kundera - L'insoostenibile leggerezza dell'essere.
Per la tua pelle olivastra per la tua mascella cadente per le tue virginee denta per il tuo pelo bruno per il tuo amore impossibile per il tuo sangue olivastro e la mascella inferiore cadente per l'amministrazione dei beni che non consiglia altre armonie, per l'amore e per il mistero per la tua voracità e per la mia per il tuo sondare impossibile abissi - per la mia mania di grandezza per il tuo irrobustire per la mia debolezza per il tuo cadere e risollevarti sempre si chiamerà chimera il breve viaggio fatto alle stelle. Amelia Rosselli.
"E' strano - ripeteva Ebdomero a se stesso - a me, il pensiero che qualcosa sia sfuggito alla mia comprensione impedirebbe di dormire, mentre la gente in genere può vedere, udire o leggere cose per essa completamente oscure senza turbarsi."
Interrompo la serie infinita dei miei deliri personali ed emotivamente traballanti a questa notizia. Tutti i quattro imputati del processo per l'omicidio di Anna Politkvoskaja sono stati assolti. Certamente, perchè la poverina era talmente disperata che probabilmente si è sparata da sola e i giudici moscoviti hanno ben pensato di appoggiare la meravigliosa condotta del governo russo in quelle che sono vere e proprie colonie d'assalto e d'aggressione immotivata (Ceceina e Georgia). Una delle più grandi giornaliste esistite è morta, chissà in che modo, certamente inopportuno per la madrepatria Russia. Penso sempre che l'inno russo sia uno dei più belli mai composti, ma decisamente credo anche che le anime morte esistano in quella giuria. Tatiana Lokshina, di Human Rights Watch : "una assoluta mancanza di giustizia su una vicenda che ha sconvolto tutto il mondo".
E adesso sì che i miei pensieri sono ancora più contorti e immotivati. Umilmente, Anna, continuerò a ringraziarti.
1. la notte, la luna, la mia sindrome di stendhal, i colori ad olio sulle dita, 2. la musica e l'arte, la letteratura, i personaggi che mi somigliano e quelli completamente ai miei antipodi, il mio pudore inesistente, il latte. 3. il fuoco, incantevole ipnotizzatore, i serpenti, i capelli umidi e la sabbia, nuotare, correre, sentire la musica che pulsa in tutto il corpo 4. i gatti, tutti gli animali, i fumetti, la lirica, il violino, le foto vecchie, l'odore dei libri, le soffitte e i bauli della nonna. 5. gli amici, le persone schiette, gli avvenimenti fortuiti.
Odio
1. l'ignoranza e la stupidita', la bellezza mista al narcisismo, l'egocentrismo dei religiosi 2. i ragni, le persone morbose, l'ossessione, la tortura 3. le ipocrisie, la mia ipocondria, i miei moti di squilibrio. 4. chi ha solo certezze. 5.
Even the greatest stars fix themselves in the looking glass
fortuitamente vostra...
If - New Rules.
If I were a swan, I'd be gone. If I were a train, I'd be late. And if I were a good man, I'd talk with you more often than I do. If I were to sleep, I could dream. If I were afraid, I could hide. If I go insane, please don't put your wires in my brain. If I were the moon, I'd be cool. If I were a book, I would bend. If I were a good man, I'd understand the spaces between friends. If I were alone, I would cry. And if I were with you, I'd be home and dry. And if I go insane, will you still let me join in with the game? If I were a swan, I'd be gone. If I were a train, I'd be late again. If I were a good man, I'd talk to you more often than I do.
to live and die for this people..(in ordine sparso...)
kenneth The Queen Eduardo The Velvet Underground & Nico Vladimir Majakovskij Charles Baudelaire Moebius Amedeo Modigliani DIno Campana e Sibilla Aleramo Frank Zappa Ian Anderson Carmelo Bene Demetrio Stratos Simone De Beavour Luigi Pirandello Anna Magnani
Abuso delle tue parole, Sylvia.
Non ne uscirò mai! Siamo ora in due me stesse: questa nuova di zecca, bianchissima e l’altra, vecchia e gialla. E la bianca è senz’altro superiore… e mi è grata, non sarebbe esistita senza di me.
Io gli davo l’anima, sbocciavo da lei come una rosa sboccia da un vaso di non molto pregiata porcellana… (Sylvia Plath)